ESECUTIVO NAZIONALE

Prot. 92/26 del 25/05/2026                                                                   

                                                                                            Al Ministero della Salute

c.a. Prof. Orazio Schillaci

Al Direttore Generale Direzione generale delle professioni sanitarie

e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale

Dott.ssa Mariella Mainolfi

 

Oggetto: Definizione della presenza del personale assistente sociale nelle Case di Comunità – Definizione di parametri di riferimento quali/quantitativi nelle CdC e nelle altre strutture previste dal DM 77/2022 – Istituzione del SSP in tutte le Aziende e gli Enti del SSN, in applicazione della Legge n. 251/2000.

 

Il SUNAS, Sindacato Unitario Nazionale Assistenti Sociali, aderente alla Confederazione CSE, ha partecipato alla Consultazione Pubblica avviata da AGENAS per la costruzione delle Linee di indirizzo tecniche per le ” Equipe multiprofessionali e Multidisciplinari nelle Case della Comunità”.

Il presente documento riprende, con alcune integrazioni, le osservazioni relative ai quesiti contenuti nella scheda predisposta per la suddetta consultazione compilata dalla scrivente organizzazione di cui si allega report.

Il SUNAS ha in varie occasioni rilevato come, nonostante il DM 77/2022 promuova un modello di assistenza sanitaria territoriale di prossimità che richiede l’integrazione socio-sanitaria e la presa in carico globale e multidisciplinare della persona, la componente sociale non risulti accompagnata dalla giusta valorizzazione professionale né tantomeno da criteri quali/quantitativi omogenei di fabbisogno del personale assistente sociale, a differenza di quanto stabilito per le professioni sanitarie per le quali sono previsti standard più definiti.

Da qui la proposta ad AGENAS di valutare l’introduzione di criteri di riferimento per il potenziamento della presenza dell’assistente sociale vincolanti nei nuovi setting territoriali, quali: CdC, COT, Ospedali di Comunità.

L’assistente sociale è figura professionale ordinistica ( Laurea triennale e Laurea Magistrale e Master di I e II livello)  che nel SSN ha competenze autonome e specialistiche sociosanitarie, si occupa della gestione delle reti  sanitarie interne / esterne, sociali territoriali e di comunità, concorre nell’équipe di base alla valutazione e definizione del PAI e alla individuazione del leader/facilitatore “dinamico” e alla funzione di case manager in base all’appropriatezza dei bisogni prevalenti e svolge un ruolo di  forte integrazione della rete dei servizi sanitari e con l’ente locale e l’ATS. Promuove attività di prevenzione a favore dei singoli, dei nuclei familiari, della comunità.

 Il Servizio Sociale Professionale non può essere configurato come funzione accessoria, eventuale o consulenziale, ma deve essere previsto quale componente strutturale stabile  del ruolo sociosanitario nelle équipe multiprofessionali territoriali, C.d C. ed in particolare negli O. di C. che rappresentano strutture a elevata necessità di integrazione sociosanitaria, nelle quali il Servizio Sociale Professionale assume una funzione essenziale nei percorsi di continuità assistenziale, valutazione multidimensionale, raccordo con i servizi territoriali, supporto ai caregiver e prevenzione delle dimissioni inappropriate.

È stata inviata la proposta ad AGENAS di valutare, in linea con il principio di armonizzazione con gli standard dei servizi sociali degli Enti Locali, l’introduzione di un   parametro di 1 AS ogni 10.000 abitanti nelle équipe multidisciplinari previste dal DM 77/22, superando l’attuale assenza di criteri quali/quantitativi.

Tale richiesta persegue l’obiettivo di consentire un dimensionamento più aderente ai bisogni reali, considerando che la salute non è solo assenza di malattia o infermità ma uno stato di benessere fisico, mentale e sociale (OMS) e necessita di una presa in carico olistica  ovvero un approccio di cura che considera l’individuo nella sua totalità non limitandosi a trattare ua malattia ma integrando i bisogni  fisici con quelli psicologici e sociali .

La presenza degli Assistenti Sociali del SSN contribuisce a rafforzare il principio di appropriatezza organizzativa, permette una modulazione territoriale del fabbisogno garantendo quell’integrazione tra sanitario e sociale essenziale per dare risposte efficaci ai bisogni di “cura e care “ dei cittadini

I criteri sopra indicati dovrebbero essere modulati in relazione ad alcuni indicatori  :

  • indice di invecchiamento della popolazione
  • livelli di deprivazione socio-economica
  • densità territoriale e caratteristiche geografiche
  • prevalenza di cronicità e non autosufficienza.

Siamo convinti che il pieno sviluppo del modello territoriale previsto dal DM 77/2022 non possa prescindere dalla definizione di standard organizzativi omogenei e vincolanti per il Servizio Sociale Professionale, quale struttura stabile del ruolo sociosanitario, dotata di autonomia organizzativa e professionale; coordinamento unico degli assistenti sociali impiegati nelle reti territoriali; responsabilità di governance dei processi di integrazione sociosanitaria; funzioni di programmazione, monitoraggio e coordinamento professionale; specifica dirigenza professionale dedicata.

Diversamente, l’assenza di un coordinamento professionale unitario continuerebbe a lasciare irrisolti la frammentazione organizzativa, la disomogeneità operativa e l’indebolimento dei percorsi di integrazione sociosanitaria.

 A tal fine si coglie anche l’occasione per porre nuovamente l’attenzione sulla necessità di definire “Linee guida sugli standard strutturali, organizzativi, operativo/gestionali e del personale del Servizio Sociale Professionale in Sanità”, atte a garantire l’istituzione del Servizio Sociale Professionale, in tutte le Aziende Sanitarie e Ospedaliere, in tutte le regioni, con rifermento alla legge 251/2000, alla L. 27/20026 (Art. 1-octies. L’istituzione del SSP in sanità a nostro avviso è un percorso indispensabile per garantire la piena attuazione del processo di riforma previsto dal DM 77, e questo è dimostrato dai modelli che si stanno applicando nelle Regioni in cui il Servizio Sociale Professionale è stato istituito e dove viene assicurata quell’attività di coordinamento e di continuità tra i servizi sanitari ospedalieri e i servizi sanitari e sociali del territorio. Solo così riteniamo che si possa disegnare un nuovo modello organizzativo, con servizi di prossimità, vicini al cittadino e con percorsi e programmi che mettono al centro la persona con i suoi bisogni sia di tipo sociale che sanitario che necessitano di essere presi in carico con valutazione multidisciplinare e gestiti da servizi fortemente integrati.

                                                                          Il Presidente Nazionale

Leggi qui di seguito il report della scheda  AGENAS compilata dal SUNAS ( 6 pagine )

                                                                           

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