Nei recenti episodi che hanno visto coinvolti minori e famiglie abbiamo assistito all’ennesimo attacco non solo ai giudici ma anche agli assistenti sociali e ai servizi (vi ricordate di Bibbiano?), da parte di alcuni esponenti politici e rappresentanti istituzionali, di alcuni giornalisti, con giudizi che tendono criminalizzare un’intera categoria professionale.
Molte sono state le prese di posizione che hanno animato il dibattito, tra cui gli interventi del Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali, dell’Ordine Regionale Assistenti Sociali Abruzzo, dell’Associazione Nazionale Magistrati, che hanno definito chiaramente il ruolo, i compiti, le funzioni dei professionisti e del sistema dei servizi, con particolare attenzione agli interventi di tutela e promozione dei diritti delle persone sanciti dalla Costituzione che essi garantiscono quotidianamente.
Anche il SUNAS ha espresso la propria posizione chiedendo rispetto per i professionisti assistenti sociali che svolgono quotidianamente un lavoro delicato e complesso all’interno del sistema dei servizi alla persona e alla comunità.
Un aspetto che è stato poco evidenziato e su cui il SUNAS da sempre cerca di porre l’attenzione, è il tema della collocazione contrattuale e del conseguente riconoscimento economico che a nostro avviso non sono adeguati al profilo dell’assistente sociale, alla complessità del suo ruolo, alle responsabilità ad esso attribuite, allo sviluppo normativo e formativo della professione. Va sottolineato, inoltre, come gli assistenti sociali si trovino spesso a gestire carichi di lavoro eccessivi, a causa della cronica carenza di personale, sono esposti a molte situazioni di rischio, stress lavoro correlato, burnout, minacce e aggressioni. Il carattere particolarmente gravoso della professione non è riconosciuto tale a livello normativo e giuridico, tant’è che gli assistenti sociali non risultano inseriti – come richiesto in più occasioni dal nostro Sindacato, nell’elenco delle categorie che svolgono attività lavorativa gravosa.
Le retribuzioni degli assistenti sociali in Italia sono medio basse, con una disparità molto netta tra quelli che lavorano nel pubblico e quelli che operano nel settore privato, Terzo settore, cooperative, dove in generale le tutele sono ancora più ridotte.
È evidente che il livello retributivo basso e inadeguato degli assistenti sociali in Italia è un indicatore importante sulla considerazione che si ha nel nostro Paese di questi professionisti, regolamentati ordinisticamente, laureati, spesso in possesso del titolo specialistico/magistrale, di master, ai quali vengono attribuite grandi responsabilità. Il ruolo essenziale degli assistenti sociali nella programmazione e gestione dei servizi rivolti alle persone e alle famiglie, in particolare a quelle fragili e vulnerabili, alla comunità è spesso sottovalutato in termini retributivi rispetto al suo impatto emotivo e sociale. In Italia le retribuzioni si attestano tra 1.500-2.000 € netti mensili.
Nei paesi del Nord Europa gli stipendi sono indubbiamente più alti. In Norvegia gli assistenti sociali guadagnano in genere tra i 3.800 e i 5.200 euro al mese. In Finlandia e Islanda i salari netti medi superano i 3.000 € mensili; in Svezia e in Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda, Regno Unito essi si aggirano tra i 2.000 – 3.000 €.
Negli USA un assistente sociale guadagna approssimativamente $ 42.000 all’anno.
Il ruolo del SUNAS, in quanto sindacato professionale, sin dalla sua fondazione e in particolare dalla fine degli anni ’90, anche grazie all’adesione alla Confederazione CSE, è stato determinante per il raggiungimento di importanti conquiste sindacali e a livello contrattuale che hanno inciso positivamente sullo sviluppo di carriera degli assistenti sociali. Un percorso però che necessita del raggiungimento di ulteriori traguardi per ottenere un pieno riconoscimento e una reale valorizzazione sul piano professionale ed economico.
In questa prospettiva tre sono gli obiettivi che il SUNAS continuerà a perseguire:
- l’istituzione del Servizio Sociale Professionale e dell’omologa dirigenza nella sanità, negli Ambiti Territoriali Sociali e nei Comuni con un ruolo di regia, programmazione, gestione e direzione dei servizi e per l’attuazione di una reale e compiuta integrazione socio-sanitaria;
- l’adeguamento delle retribuzioni non solo alla media europea ma anche e soprattutto al livello di responsabilità, ruolo e competenze attribuite e riconosciute ai professionisti assistenti sociali;
- un piano nazionale di nuove assunzioni per coprire i numerosi posti vacanti ed eliminare le situazioni di precariato, riducendo così gli eccessivi carichi di lavoro e garantendo maggiore qualità, efficacia ed appropriatezza degli interventi sociosanitari a favore dei cittadini.
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