Interveniamo nuovamente sulla vicenda della “famiglia del bosco” di Palmoli – com’è noto sottoposta ad un provvedimento giudiziario da parte del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, confermato dalla Corte d’Appello dell’Aquila – a tutela dei professionisti assistenti sociali ancora una volta sotto attacco da parte di chi riveste una carica istituzionale e che si lascia andare a dichiarazioni superficiali, improvvisate e sprovvedute, espresse sui media e sui social su un caso complesso e delicatissimo. Non intendiamo negare il diritto di ciascuno ad esprimere la propria opinione sui fatti e notizie di interesse e rilevanza generale, ma le politiche e gli interventi a tutela dei minori e delle famiglie sono altra cosa rispetto alle libere opinioni, non si fanno né con le dichiarazioni né con le interviste. Occorre affidarsi innanzitutto alle norme, alle leggi e poi alle competenze e conoscenze professionali.
Nelle situazioni in cui sono coinvolti soggetti minorenni a maggior ragione non può esserci spazio per le strumentalizzazioni, è necessario invece agire con prudenza e responsabilità.
E a chi ha responsabilità politica e di governo si chiede di mantenere un atteggiamento equilibrato, istituzionale, di muoversi nel rispetto dell’ordinamento giuridico e costituzionale italiano che nella fattispecie, come avviene in tutti i paesi democratici, sanciscono la prevalenza dei diritti dei bambini sulla potestà decisionale dei genitori. Il potere esecutivo non può e non deve interferire con l’autonomia del potere giudiziario, con le funzioni esercitate dai servizi territoriali e con le competenze dei professionisti il cui agire è regolato ed orientato da norme giuridiche e deontologiche. È grave che un rappresentante delle istituzioni riferendosi al lavoro degli assistenti sociali e dei giudici minorili usi termini quali “cattiveria, astio, voglia di vendetta, strappare bambini e separare famiglie”.
Ma poi attaccare i magistrati, attaccare gli assistenti sociali o altri professionisti dell’aiuto, non si può configurare come un attacco allo Stato, alle sue istituzioni?
Speculare su una situazione in cui emergono le difficoltà e i problemi di un nucleo familiare che tutti ci auguriamo possano essere risolti, è squallido e rischia di danneggiare la famiglia stessa e in particolare i bambini di cui si continua a violare il diritto alla privacy.
Rinnoviamo il nostro appello ai decisori politici ed istituzionali ad evitare ogni forma di speculazione e strumentalizzazione, soprattutto sulle situazioni drammatiche che vedono coinvolti soggetti minorenni e famiglie in condizioni di disagio e difficoltà. Li invitiamo ad impegnarsi invece per dotare i servizi di risorse, di personale e di strumenti più adeguati in grado di mettere in campo azioni ed interventi tesi a dare risposte ai cittadini in termini di prevenzione e di cura.
Ancora una volta poniamo l’attenzione sulle carenze che sono diffuse e strutturali nei servizi sociali e sociosanitari, in particolare in quelli che si occupano della fascia minorile, per la mancanza sia di risorse che di personale e per l’aumento esponenziale della domanda
Il SUNAS da tempo segnala queste criticità, insistendo sulla necessità di assumere assistenti sociali per colmare i vuoti delle dotazioni organiche delle ASL, dei Comuni, degli uffici della giustizia minorile in cui le colleghe e i colleghi sono costretti ad operare in situazioni di precarietà e con carichi di lavoro eccessivi.
E continueremo a farlo, nell’interesse non solo della categoria ma anche e soprattutto dei cittadini e delle comunità, augurandoci che i decisori politici accolgano finalmente le nostre sollecitazioni e tornino ad occuparsi dei reali problemi dei cittadini rinunciando a quale like in più. Evidentemente a qualcuno la lezione della vicenda “Bibbiano” non è servita.
Comitato Direttivo Nazionale SUNAS
