Il SUNAS chiede il rilancio del sistema pubblico

dei servizi socio-sanitari

 

Il SUNAS continua a chiedere nuove assunzioni di assistenti sociali negli enti locali, nella sanità, nei ministeri esprimendo soddisfazione per le scelte virtuose di quelle amministrazioni pubbliche che negli ultimi mesi hanno dato riscontro alle nostre richieste implementando le proprie dotazioni organiche, anche attraverso le procedure di stabilizzazione previste dalla legge, in particolare dal Decreto Milleproroghe 2023.

Il Sindacato continua invece a stigmatizzare il comportamento di quei comuni e di quelle aziende sanitarie che pur in carenza cronica di personale non avviano percorsi di assunzione e di stabilizzazione, nonostante la possibilità di attingere ai finanziamenti previsti per il potenziamento dei servizi sociali e socio sanitari!

Le risorse fin qui stanziate non sono comunque sufficienti a garantire un vero e proprio piano di rafforzamento del sistema integrato dei servizi.

Occorre poi un cambiamento di rotta strutturale: le risorse devono essere ben orientate per la costruzione di una nuova architettura dei servizi del territorio, prevedendo nuovi modelli organizzativi, strumenti innovativi e personale adeguato che possa dare risposte alle istanze delle persone, a livello multidisciplinare e multidimensionale e promuovere salute e benessere.

In quest’ottica, ribadiamo quanto sia necessaria e non più rinviabile l’istituzione del Servizio Sociale Professionale in sanità e negli enti locali, con una propria struttura e una propria dirigenza/direzione cui affidare la responsabilità, la gestione e il coordinamento del sistema integrato dei servizi e la governance dell’integrazione socio sanitaria.

Welfare sociale e welfare sanitario devono procedere assieme,  va rilanciata la centralità del sistema pubblico per la programmazione e la gestione dei servizi sociali e socio sanitari, un sistema che va rafforzato e finanziato adeguatamente per garantire con ancora più efficacia la tutela del diritto alla salute tenendo conto anche dei determinanti sociali da cui essa dipende.

L’investimento sul personale è un elemento fondamentale di questo percorso.

Non basta uno spot come quello della campagna di comunicazione del  Ministero della P.A. con lo slogan “Più che un posto fisso, un posto figo”, che tra l’altro in alcuni passaggi propone una rappresentazione poco aderente alla realtà del lavoro pubblico e di alcune professionalità come ad esempio quella dell’assistente sociale.

Per riconoscere e valorizzare il ruolo dei tanti professionisti, tra cui gli assistenti sociali, che operano nella pubblica amministrazione (sanità, enti locali, scuola, giustizia) al servizio dello Stato e dei cittadini, sarebbe più appropriato avviare una vera riforma capace di garantire un’adeguata equiparazione stipendiale e favorire  processi di innovazione e sburocratizzazione della P.A..

Siamo certi che i lavoratori dipendenti italiani e quelli che aspirano a diventarlo, vogliono    lavorare in un posto che sia “fisso” e “figo” ma  chiedono soprattutto di poter contare su un puntuale rinnovo dei contratti, (scaduti da circa 2 anni) , su retribuzioni adeguate ai livelli di quelli europei  ( o almeno tali da recuperare l’inflazione), su maggiori opportunità di sviluppo di carriera, su adeguati e qualificati percorsi formativi, su adeguate misure di sicurezza nei luoghi di lavoro, prevedendo un allentamento dei vincoli sul turn over per consentire il ricambio generazionale, per ridurre i carichi di lavoro e per offrire ai cittadini servizi più efficaci, più efficienti e di qualità.

 

6 ottobre 2023

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