I recenti episodi di violenza, di aggressione, di stupro, hanno contribuito ad accendere ancora una volta i riflettori sulle tante drammatiche situazioni che coinvolgono come vittime donne, ragazze, bambine, riflettori che, passata l’ondata di emozione, temiamo si spegneranno presto, nascondendo ancora una volta l’orrore, anche se non mancheranno le promesse e gli impegni a ricercare ed attuare soluzioni adeguate al problema.

Non intendiamo volutamente unirci al coro di chi oggi chiede o suggerisce soluzioni, auspicando una maggiore presenza dello Stato, ora chiedendo il potenziamento dei servizi e dei presidi sociali, sanitari, educativi nel territorio (richiesta che, si badi bene, comunque condividiamo), ora prospettando iniziative di tipo repressivo e addirittura invocando lo stato d’assedio militare e l’inasprimento delle pene, della cui utilità ed efficacia ci permettiamo di dubitare.

Le diagnosi sono state fatte, tante, troppe volte, il problema è appunto  trovare la cura giusta, efficace.

Abbiamo la sgradevole sensazione che anche in questa occasione non si voglia affrontare pienamente il tema della, o meglio, delle responsabilità politiche, istituzionali, assistenziali, delle famiglie, delle comunità, parlando concretamente delle conseguenti azioni da realizzare.

Se guardiamo alla vicenda di Caivano – un comune in cui, lo ricordiamo, sono presenti soltanto 3 assistenti sociali invece di 7, a fronte di una popolazione di oltre 36.000 abitanti –  i più efficaci e concreti interventi sono stati quelli di alcune figure che vivono ed operano nel territorio, il parroco don Patriciello e la dirigente scolastica Eugenia Carfora, persone a cui ci sentiamo particolarmente vicini. Entrambi hanno giustamente insistito sulla necessità di mettere in campo azioni non solo di controllo ma preventive, prevedendo un maggior numero di insegnati elementari e di assistenti sociali, rafforzando i servizi e i presidi della legalità, garantendo più istruzione e più lavoro.

Il SUNAS queste cose le sostiene da sempre, ma adesso non è il tempo delle chiacchere, è il tempo di agire, se c’è la reale volontà politica, al di fuori di ogni speculazione e propaganda. Siamo ancora in tempo per contrapporre il senso di umanità, di comunità, di solidarietà, del rispetto per l’altro alla cultura della violenza, della sopraffazione, dell’abuso, della mercificazione della persona, della illegalità.

A Caivano, a Palermo, in molte aree del Sud, in tante periferie anche di città metropolitane, in alcuni contesti dove dominano il disagio, il degrado, la povertà, la deprivazione sociale e culturale, la criminalità, non è vero che lo Stato non esiste, purtroppo esiste solo che è quello sbagliato, quello che non funziona. Spetta però a tutti noi far sì che lo Stato ci sia e funzioni. Gli assistenti sociali ci sono sempre, il SUNAS c’è e non farà mancare il proprio contributo.

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