La sentenza di assoluzione del Tribunale è la migliore risposta alle tante e troppe strumentalizzazioni politiche e mediatiche contro il sistema di protezione delle persone più fragili e contro una intera categoria professionale.

Adesso non ci aspettiamo le scuse, ci aspettiamo un maggiore impegno, soprattutto da parte dei rappresentanti politici e istituzionale, per rafforzare il sistema dei servizi sociali.

 

Il Tribunale collegiale di Reggio Emilia ha assolto quasi tutti gli imputati nel processo di primo grado per il cosiddetto “caso Bibbiano”, giudicando infondate le accuse più gravi, “perché il fatto non sussiste”, in particolare quelle che ipotizzavano che a Bibbiano ci fosse un sistema illecito per allontanare i bambini dalle loro famiglie e darli in affido ad altre ritenute più adatte, sistema messo in piedi per mere ragioni economiche. Solo tre imputati hanno subìto condanne lievi e non legate all’accusa principale, cioè quella del sistema di affidi illeciti, con la sospensione della pena.

Il SUNAS sin dall’inizio della vicenda, anno 2019, pur non chiudendosi in un atteggiamento di acritica difesa corporativa, ha sostenuto l’infondatezza delle accuse e di un “caso Bibbiano”, inteso come esistenza di un “sistema malato”, esprimendo, comunque, la massima fiducia sia nei colleghi coinvolti che nel lavoro della magistratura.

Oggi con la sentenza del Tribunale di Reggio Emilia abbiamo la conferma che si è trattato del solito, ennesimo tentativo di strumentalizzazione, di costruzione mediatica e politica di un “caso”, alimentato da certa stampa impegnata più a creare “fake news” che a fare corretta informazione.

In più occasioni abbiamo denunciato i processi di criminalizzazione mediatica degli operatori sociali, in particolare degli assistenti sociali, e i rischi che ne conseguono, soprattutto in termini di difesa delle persone più fragili, a partire dai bambini, ma anche in termini di contestazioni e aggressioni agli assistenti sociali, come dimostrano le cronache quotidiane.

Ai media chiediamo di prestare maggiore attenzione e di verificare fatti e fonti, prima di aggredire e condannare.

Cogliamo l’occasione, infine, per tornare a denunciare le tante situazioni di criticità ancora presenti nell’ambito dei servizi sociali, sollecitando la politica e i rappresentanti istituzionali – di cui una parte si è resa responsabile della campagna contro i servizi sociali e gli assistenti sociali – ad impegnarsi maggiormente per rafforzare il sistema di welfare che va sostenuto, innovato e difeso, nell’interesse dei cittadini e delle persone fragili in particolare, anche attraverso la valorizzazione e l’incremento del numero dei professionisti assistenti sociali, che ne sono l’architrave.

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